CONGREGAZIONE SUORE

DEL PREZIOSISSIMO SANGUE

 

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    KENYA | Novembre 2017

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    BRASILE | Dicembre 2017

    KENYA | Dicembre 2017

     

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    ITALIA | Gennaio 2017

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    CRONACHE DA...

    Invio di una Missionaria:

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    Missione in Timor Est

    Manila Philippine | Novembre 2017

    KENYA | Il Nuovo Governo

    della Delegazione

    Invio di una Missionaria: dall'Italia

    per il Kenya

     

  • AVVENTO TEMPO DI SPERANZA

    Lc.2,16-21

    Con il canto del “Magnificat” lodiamo Dio per tutto quello che ha compiuto in Maria, questo riguarda anche noi. Maria vive in pienezza, per grazia di Dio,quello che anche noi viviamo nell'attesa.

     

    Cosa dice a noi la maternità di Maria? Ogni maternità ha tre tempi:il concepimento /sviluppo del bambino in grembo/ parto

    1. Concepimento : in Maria è l'annunciazione ( il bacio di Dio alla terra) è Dio che visita la terra. Maria accoglie l'annuncio dell'Angelo e vive il mistero.

    Noi siamo chiamati ad accogliere Dio ogni giorno che ci visita. Occorre vivere i momenti di preghiera personale come il bacio di Gesù nella nostra vita

    2. Nell'Eucaristia Dio prende dimora in me e io divento il tabernacolo /grembo di Dio. Ho questa consapevolezza?

    3. Maria dà alla luce il figlio: è il natale! La maternità di Maria è il senso ultimo della nostra vocazione cristiana. Maria custodisce il figlio e lo dona ai fratelli

    Anche noi abbiamo il compito di custodire /donare/ vivere la missione

    Chiediamo di vivere  con intensità l'attesa/Avvento,per capire il Mistero di Dio Padre. di Dio Figlio  di Dio Spirito

     Ogni attesa è un avvento : la nostra attesa è l’attesa di Gesu’

    Attesa dei tempi nuovi in cui la “pace” trova dimora

    Attesa di un  nuovo senso per la nostra vita

    Attesa di Colui che porterà gioia e pace

    Il  nostro “sogno”, anzi un desiderio, una speranza che  anche nelle nostre comunità  si arrivi a respirare quel clima di freschezza, di apertura del cuore, di coraggio, nella grazia dello Spirito, del vivere cristiano che diventa solidarietà, cammino di grazia

    Sto per venire a visitarti, Dio si è fatto uno di noi per dirci che Egli è il Dio con noi.

    Si è fatto debole, umile, povero, perché vuole essere con tutti, ma innanzi tutto con i più deboli!

    Ecco chi attendiamo, un Dio presente in ogni uomo e in ogni donna, un Dio presente nell’Eucaristia,

    La nostra attesa ha un nome : GESU’NOSTRA SPERANZA

     

    Tutti noi abbiamo bisogno di speranza, nessuna vita è tanto povera come quella di chi non ha speranza. Noi speriamo perché abbiamo la certezza della fedeltà di Dio. Dio mi ama, questa è la nostra speranza. E Lui non torna indietro, anche se noi lo  rifiutiamo Il cristiano è l’uomo della speranza perché Dio, in Cristo Risorto ha vinto una volta per sempre la paura della morte La speranza... nonostante tutto, non è un facile ottimismo, ma la forza che ci spinge al vivere, che dà senso al vivere In questi giorni  in cui tutto è messo in discussione... dalla paura di non farcela.

    Mi chiedo: Ne usciremo trasformati, migliorati? Non ci è dato di saperlo, solo sperarlo. Io lo spero infinitamente

     

    Il Vescovo di Pinerolo Mons, Derio, che ha vissuto drammaticamente l'esperienza della malattia da coronavirus. Così ha scritto.:

     

    ..”non basta tornare a celebrare per pensare di aver risolto tutto. “ non è una parentesi,--- non più comunità ripiegate su se stesse e sulla propria organizzazione, ma comunità aperte, umili, cariche di speranza; comunità che contagiano con  passione e fiducia   Abbiamo bisogno di creare in parrocchia un luogo dove sia bello ritrovarsi, dove si possa  dire: “ qui si respira un clima di comunità” Non una Chiesa  che va in Chiesa, ma una  Chiesa che va  a tutti. Carica di entusiasmo, passione, speranza e affetto...”

     

    Benedetto l'avvento, tempo di grazia, mi auguro e auguro a tutti di viverlo nella povertà come Maria: ecco io sono la tua serva…

    La povertà è un dono interiore, uno sguardo limpido, un animo pulito, un cuore accogliente “vuoto” dalle cose che ingombrano  la nostra vita e le nostre giornate

     Mettiamoci in cammino con  i pastori  : “ andiamo a conoscere ciò che è stato detto del Bambino”

    buon cammino

     

     

     

     

     

  • Nel Duomo

    Nel duomo

     

    Sospingo una delle grevi porte

    e mi cade alle spalle

    la furia del meriggio ventoso.

    A lenti passi m’inoltro,

    bevendo l’ombra improvvisa

    in lunghi battiti

    delle palpebre stanche:

    suonano i passi come morte cose

    scagliate dentro un’acqua tranquilla

    che in tremulo affanno rifletta

    da riva a riva

    l’eco cupa del tonfo.

    Remiga la tristezza ad ancorarsi

    in golfi arcani

    d’oscurità profonde;

    remiga per un mare favoloso,

    ove sono i pilastri

    tronchi d’una subacquea pineta,

    viva e fitta così

    per lontananze senza confine…

     

    Brucia nella tenebra

    una lucente siepe di ceri:

    gli occhi vi si fissano

    subitamente

    e l’anima discende

    dalle sperdute immensità

    chiudendosi

    in un nodo di fiamme.

     

    Dinnanzi alla tremante fioritura

    che chissà qual divino alito

    inclina

    verso il sorriso di un’antica madonna,

    è immoto un bimbo.

    Guarda, il piccolo, assorto,

    e certo vede

    nella cappella accesa

    uno stupendo albero di Natale

    a cui siano fronde

    le diafane dita dei ceri.

    Certo sogna, il bambino,

    che sian tutti balocchi

    i rozzi vetri sanguigni

    in cui esita un pallido lume…

    Gli sbocca nei grandi occhi intenti

    la piccola vita

    e tutta si allarga

    nella celeste immensità del sogno.

    Sfocia cosi il tumulto

    d’ogni mio male

    nel riposo di un’estasi

    senza confine

    e l’anima ritrova la sua pace,

    come un folle balzo di acque

    che si plachi, incontrando

    la suprema quiete del mare.

    Milano, 3 marzo 1931

     

    NEL DUOMO

     

    Una sorta di viaggio sembra di poter cogliere in questa lirica. Fin dall’esordio: forse soltanto la furia del meriggio ventoso spinge Antonia ad entrare nel duomo. Ma è davvero la furia del vento o un’altra furia, un moto incontenibile dello spirito in ricerca affannosa di una luce, di una verità o, più semplicemente, di un po’ di pace, come dice in un’altra poesia dello stesso anno, Largo «:…io entro soltanto / per avere un po’ di tregua/ e una panca e il silenzio…” ?

      L’oltrepassare le grevi porte segna l’inizio del viaggio, non tanto fisico, all’interno del duomo, quanto all’interno di sé: un viaggio dal buio alla luce, dalla realtà al sogno, dalla pena di vivere alla conquista della pace, da una oppressione di morte alla rifioritura della vita.

      Tutta la prima strofe si snoda sulla metafora-simbolo dell’ombra-acqua, scandita sui predicati e su alcune immagini che all’acqua costantemente rimandano: bevendo (v5), acqua tranquilla (v9), rifletta (v10), remiga (vv13 e 16), ancorarsi (v13), golfi (v14), mare favoloso (v16), subacquea pineta (v18).

      Gli occhi abbagliati dal sole meridiano e arsi dal vento, anziché penetrare nell’ombra della basilica, sono penetrati da essa e nel tentativo di adeguare la vista al buio improvviso, sembra ad Antonia di bere quel buio, di assorbire l’ombra in sé attraverso i lunghi battiti / delle palpebre stanche: è la frescura che ristora non solo gli occhi, ma anche l’anima: quel bevendo, in posizione forte, dice l’avidità e il piacere dell’assetato che trova una sorgente o, più banalmente, ma con non minore godimento, un bicchiere d’acqua fresca per la propria arsura. I lunghi battiti delle palpebre fanno intuire i lunghi sorsi che scendono a rinfrescare la gola, rigenerando il corpo stanco e facendo rifluire il sangue nelle vene. Sicché l’ombra-acqua assume una connotazione positiva di riposo e di ripresa.

      I passi di Antonia diventano però morte cose scagliate nell’ombra-acqua la cui quiete si sfa e il cui tremulo affanno ripete da riva a riva / l’eco cupa del tonfo. Magistralmente Antonia ricrea le sensazioni sonore prodotte dalle cose che vengono sbattute nell’acqua e da essa inghiottite, con i suoni duri e chiusi, che si susseguono nelle parole di questo verso quasi in sequenza onomatopeica e cozzano l’uno contro l’altro, spegnendosi nel suono sordo della parola finale tonfo, sottolineando così uno stato di angoscia e di disperazione senza nome. E, tuttavia, non è questo l’esito finale. Infatti le morte cose vengono scagliate nell’acqua: c’è, dunque, la volontà di liberarsene, di tagliare da sé i rami morti: desideri sognati, sogni perduti, speranze deluse: giù, per sempre, nel buio del non ricordo; recidere, recidere: volontà dura, in un meriggio ventoso, di uno spirito che il vento della vita ha screpolato e riarso, ma non al punto da impedirgli di reagire, di tentare una rinascita. Ora, scrollatasi dall’anima l’insopportabile fardello, la tristezza può navigare per un mare favoloso, inabissarsi in oscurità profonde, scomparire nella subacquea pineta delle colonne del tempio, così che di essa non resta più alcuna traccia: si è persa per lontananze senza confine.

      Se la prima strofe è tutta costruita sulla metafora dell’ombra-acqua, la seconda corre sulle onde della luce e del fuoco: la lucente siepe di ceri fa sì che l’anima, dalle sperdute immensità in cui si era smarrita, discenda e ritrovi un suo luogo concreto e una sua nuova consistenza in un nodo di fiamme: è la vita che si riaccende, ritrova il suo calore, il suo fuoco; anzi tre vite all’improvviso emergono dalla tenebra squarciata dalle diafane dita dei ceri: quella di Antonia, ormai rinnovata, quella di un’antica madonna e quella di un bimbo. Le fiammelle dei ceri, divenute un serto di fiori in omaggio alla madonna (fioritura tremante), si volgono a illuminarne il sorriso, sì che ora quel sorriso non è più vago, non è più anonimo, ma è rivolto a qualcuno: è un sorriso per Antonia, un sorriso per il bimbo; e il sorriso è saluto, è accoglienza, è invito, è perdono, è amore, è benedizione.

      Sotto questo sorriso materno si svolgono ora le due vite: del bimbo e di Antonia. Il bimbo sogna uno stupendo albero di Natale e che sian tutti balocchi / i rozzi vetri sanguigni / in cui esita un pallido lume. Il suo sguardo si spalanca a rincorrere il sogno, che, proprio perché sogno, non può avere confini e tutto lo incanta, come suggeriscono le due parole chiave che aprono e chiudono i versi che lo descrivono: assorto (v.34), sogno (v.46); ora la sua piccola vita è tutta in quello sguardo, in cui traspare la vasta purezza del cielo. Nell’anima di quello sguardo si perde l’anima di Antonia e si placa (ritorna, infatti, l’immagine iniziale dell’acqua tranquilla – suprema quiete del mare –) e si ritrova nell’estasi, come il bambino; ma la sua è l’estasi fiorita dallo svuotamento interiore dalle morte cose, che tumultuavano nel suo spirito e che ha avuto il coraggio di scagliare nell’ombra-acqua per lontananze senza confine, di bruciare su una lucente siepe di ceri.

     

    Suor Onorina

     

    Con l’augurio a tutti i lettori di trovare lo stesso coraggio, sotto il sorriso della Madonna. Ella ci porge un Bambino, l’unico che può regalarci l’estasi della pace.

     

     

     

     

     

MISSÃO NO ACARÁ-AÇU = AMAZÔNIA DE TODOS NÓS!

A Igreja serve ainda o Reino, fundando comunidades, constituindo Igrejas particulares, levando-as ao amadurecimento da fé e da caridade, na abertura aos outros, no serviço à pessoa e à sociedade, na compreensão e estima das instituições humanas. (Redemptoris Missio)

A atividade missionária teve início no dia 5 de novembro de 2020, com um grupo de nove junioristas, juntamente com a Madre Provincial Irmã Célia Guedes e Irmã Domingas Moura que saíram de Belém na manhã do dia 5, quinta feira,  rumo  ao local determinado, ou seja a comunidade Nossa Senhora do Desterro no Acará-Açu, que dista alguns quilômetros de Belém. A esta comunidade pertence um pouco da história do estado do Pará, pois no local onde hoje é a Igreja,  teve início a Cabanagem, movimento de revolta dos paraenses contra a independência do Brasil. Nessa época, várias províncias do Brasil não estavam satisfeitas com o poder centralizado da nação e desejavam ter mais autonomia política. Algumas, inclusive, queriam separar-se do Império do Brasil. Insurreições como a Farroupilha, Balaiada e Sabinada, explodiram em todo território brasileiro.

A província do Grão-Pará compreende os atuais Estados de Amazonas, Pará, Amapá, Roraima e Rondônia. O Grão-Pará tinha mais contato com Lisboa do que com o Rio de Janeiro. Por isso, foi uma das últimas a aceitar a independência do Brasil, só fazendo parte do Império brasileiro em 1823. A Revolta da Cabanagem teve um alcance considerável e se espalhou pelos rios Amazonas, Madeira, Tocantins e seus afluentes. Curiosamente, o nome deste movimento é um termo pejorativo e se refere às habitações típicas da província, construídas como "cabanas" ou "palafitas".

A missão realizada pelas irmãs junto ao povo ribeirinho teve início com a celebração Eucarística presidida pelo padre Renam, pároco da paróquia São José no Acará, que ainda hoje continua a pedir a solicitar à nossa Congregação o retorno das irmãs para aquela Paróquia onde já contamos com uma comunidade de irmãs preciosinas há alguns anos. Ele ressalta a importância da presença da vida religiosa feminina em meio ao povo e, segundo ele, a juventude sente muita falta disso.

O  grupo de junioristas estava bem animado e, deixando a estrada que leva à Cidade do Acará,  entrou na estrada de terra crua com destino ao porto onde deixaríamos o carro. Lá ficamos   por uns instante à espera do padre que iria nos acompanhar até o local da missão para iniciá-la com a celebração Eucarística, e assim, seguimos  mais meia hora de barco até chegar à casa de alguns amigos que nos acolheram como  ponto de apoio para o trabalho missionário  que nos dispomos  a  realizar

 

Nessa família de amigos mora a coordenadora da comunidade paroquial, o que muito facilitou para nós a logística e a dinâmica  da ação missionaria, pois já encontramos tudo organizado à nossa espera, já tínhamos as famílias que iriamos visitar, utilizando de pequeníssimas embarcações (rabetas) juntamente aos jovens que acompanharam as irmãs nas diversas visitas às famílias, o que aconteceu na tarde do primeiro dia.

Foi realmente um momento de contato com dores e alegrias deste povo, marcado pela pobreza, pela perda de familiares para o Convid-19, e pelo distanciamento social. Após a realização das visitas, foi realizada  a partilha trazendo no coração a alegria do encontro, da ´partilha de vida com muito respeito por todos os presentes. Foram momentos de muito entusiasmo e até de lágrimas, pois os moradores mais velhos recordavam o trabalho antes realizado pelas irmãs que ali moraram algum muito tempo atrás.

Ao finalizar a partilha, as junioristas desenvolveram uma gincana com os jovens o que foi momento de muita animação mas também de grande aprendizado, pois tratava-se dos livros da bíblia e de seus conteúdos. Esse momento serviu também de entrosamento entre eles com as irmãs deixando-os mais à vontade numa alegre troca de experiência e muito entusiasmo. No final da jornada, o cansaço uniu-se a uma grande alegria por tudo o que partilhamos ao longo do dia com as pessoas simples desta comunidade.

No dia seguinte, iniciamos com as crianças com ensaios de cantos infantis e também com as catequistas. A seguir foi a vez da gincana com as crianças recheada de muitas brincadeiras e muita alegria com diversos brindes, o que os deixava muito felizes. Ao finalizar a gincana, as irmãs levaram as crianças para um campo que havia ali perto, e fizeram alguns jogos e brincadeiras. Foi uma manhã de muita alegria e fraternidade.

Finalizamos a ação missionária com uma espiritualidade para os jovens, tendo como ponto de referência o documento Cristo Vivit, o que foi muito bem acolhido por todos os jovens presentes.

Assim, concluímos nossa breve visita e sentimos de perto a carência do povo que está frequentemente em busca de Deus. No entanto, sentimos também o quanto foi válida essa experiência de contato e proximidade, mesmo sendo  por pouco tempo. Algumas situações necessitadas de uma escuta mais específica foram encaminhadas para irmã Flavia que tem formação nessa área e assim todos os que nos procuram foram atendidos.

No final da tarde, com o tempo chuvoso, retornamos a Belém e chegamos em casa por volta das 19 horas, casadas e muito felizes, pois trazíamos cada pessoa que encontramos no coração.

Nas mãos do Senhor que conduz nossa história, depositamos com gratidão o encontro com este povo tão querido de Seu coração!

 

Necessitamos nos fazer discípulos dóceis, para aprender d’Ele, em seu seguimento, a dignidade e a plenitude de vida. E necessitamos, ao mesmo tempo, que o zelo missionário nos consuma para levar ao coração da cultura de nosso tempo aquele sentido unitário e completo da vida humana que nem a ciência, nem a política, nem a economia nem os meios de comunicação poderão proporcionar.( Documento de Aparecida, 41)

 

MISSIONE IN TIMOR EST

“Sono stato mandato a proclamare

la Buona Novella ai poveri”.

WORK IN PROGRESS...

PARTECIPAZIONE DELLA MADRE DONATELLA ZOIA ALL’ INCONTRO DEI SUPERIORE MAGGIORI UISG A MANILA NELLE PHILIPPINES

DAL 02 AL 12 NOVEMBRE 2017

 

MANILA | NOVEMBRE 2017

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